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Il ritorno di un progetto AI:
ore, errori, tempo restituito.

"Quanto ci fa risparmiare?" è la domanda giusta, e quasi nessuno la fa prima di partire. La si fa dopo, quando bisogna decidere se continuare, e a quel punto non c'è più il numero di partenza con cui confrontarsi. Misurare il ritorno di un progetto AI è possibile, ma va deciso all'inizio cosa si misura.

Tre misure che funzionano quasi sempre

Il numero che non si vede: il tempo restituito

La misura più importante è anche la più difficile da mettere in un foglio. Quando un titolare smette di rispondere venti volte al giorno alle stesse domande, le sei ore a settimana che recupera non vanno in "risparmio". Vanno in lavoro che prima non si faceva: seguire un cliente importante, rivedere un fornitore, pensare al prossimo anno. In un produttore di camper il dato più concreto è stato questo: meno 80% di interruzioni al titolare, e l'onboarding dei nuovi passato da otto settimane a tre. Nessuna delle due cose sta in una riga di costo, ma entrambe cambiano come l'azienda funziona.

Come impostare la misura prima di partire

Si sceglie una sola attività, si decide una sola misura principale e al massimo due secondarie. Si rileva il valore di partenza per due settimane, con le persone che fanno quel lavoro, senza abbellirlo. Si scrive su un foglio: attività, misura, valore oggi, valore atteso tra tre mesi, chi lo rileva. Quel foglio è il contratto tra chi paga il progetto e chi lo fa.

Se il valore atteso non giustifica il costo del progetto, meglio saperlo adesso. Il conto si fa in cinque minuti con un foglio: ore per attività, volte alla settimana, costo orario. Non servono tre riunioni.

Gli errori di misura più comuni

Un progetto AI che non ha un numero di partenza non può fallire e non può riuscire. Semplicemente, a un certo punto smette. Decidere la misura prima è il modo per non arrivare lì. Del resto, sul costo di un progetto si parla sempre; sul suo ritorno, molto meno.

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